Il Vinitaly si prepara a stupire ancora. L’Emilia‑Romagna arriva con nuove energie, una forte identità e un passaggio di testimone che accende subito la curiosità. Carlo Cracco prende infatti il posto di Massimo Bottura ai fornelli del celebre padiglione regionale. Un cambio che non è solo simbolico. È una dichiarazione di intenti, un modo per mostrare al mondo una cucina che cresce quando condivide e quando mette al centro il territorio.
Un passaggio di testimone che racconta una visione comune
Massimo Bottura, protagonista dell’edizione 2025 con il suo ristorante‑laboratorio, cede il testimone a un amico e collega che conosce bene il valore dell’Emilia‑Romagna. Per lui, Cracco è “un grande chef ma soprattutto un uomo innamorato di questa terra”. Una terra fatta di talenti, prodotti straordinari e tradizioni che non smettono di evolvere.
Dal 12 al 15 aprile, a Veronafiere, lo spazio dedicato all’Emilia‑Romagna porterà quindi la firma di Cracco. Un cambio che segna una nuova fase ma mantiene intatta la filosofia iniziale: food e vino insieme sono più forti. E fanno sistema.
Le creazioni di Cracco: protagonista la piadina in tutte le sue forme
Il pubblico troverà un menu completamente nuovo rispetto a quello dell’Osteria Francescana. Al posto dei piatti iconici di Bottura, come il tortellino del tortellante o la rosetta della domenica, Cracco porterà una serie di proposte che partono da uno dei simboli della tradizione regionale: la piadina romagnola.
Sarà una piadina gourmet e in tutte le sue varianti. Dalla più sottile alla più spessa. Un modo semplice ma potente per raccontare come un prodotto popolare possa trasformarsi senza perdere la sua identità.
Le novità sono state presentate a Casa Maria Luigia, in un incontro che ha riunito istituzioni e addetti ai lavori. Un contesto perfetto per sottolineare che la grande cucina italiana cresce davvero quando condivide.
Un Vinitaly da record per l’Emilia‑Romagna
La regione si presenta con numeri importanti. Nel padiglione 1 ci saranno 90 aziende emiliano‑romagnole, un punto di riferimento sempre più centrale. Bottura scherza dicendo che “l’anno scorso erano tutti lì”, e che le altre regioni non nascondevano un po’ di invidia.
Accanto alle aziende ci saranno anche i consorzi di tutela dei prodotti Dop e Igp. Da Piacenza a Rimini sono 44 consorzi, a cui si aggiunge il nuovo arrivato: l’erbazzone reggiano Igp, diventato il 45esimo.
Identità, squadra e una dop economy da miliardi di euro
Per il presidente della Regione, Michele de Pascale, l’Emilia‑Romagna arriva a Vinitaly con una forza precisa. Quella dell’identità e della capacità di lavorare insieme. Una narrazione unica che unisce economia, cultura e comunità.
La dop economy regionale vale 3,9 miliardi di euro. Di questi, 455 milioni vengono dal settore vitivinicolo. Il sistema agroalimentare complessivo raggiunge 37 miliardi di valore ed è la seconda voce dell’export regionale.
Cucina italiana patrimonio Unesco: l’emozione di Bottura
Bottura parla con emozione del riconoscimento Unesco alla cucina italiana. Per lui è un traguardo fondamentale, un risultato che deve spingere tutti a lavorare con una sola voce. Racconta anche del recente evento a Miami con la Ferrari, dove l’interesse internazionale verso la cucina italiana era fortissimo.
Il messaggio è chiaro. Fare sistema significa dare valore ai prodotti, alla cultura gastronomica e anche ai settori che dialogano con essa, come la Motor Valley o il vino.
Vino: meno quantità, più qualità
Guardando al futuro, Bottura invita a puntare su una produzione di qualità. La domanda sta cambiando e le nuove norme spaventano molti produttori. Per lui, però, l’Italia non deve inseguire i grandi numeri. Quelli li lascia volentieri alla Cina.
L’obiettivo è un altro. Mantenere una qualità che nessun altro Paese può vantare. Vinitaly, con il dialogo fra chef, produttori e consorzi, diventa quindi un punto di ripartenza forte. Un’occasione per rilanciare anche i prodotti che hanno sofferto per i dazi statunitensi.
Quest’anno il padiglione dell’Emilia‑Romagna si annuncia così. Ricco, identitario, condiviso. E pronto a sorprendere, ancora una volta, chi crede che cibo e vino raccontino storie che non finiscono mai.












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